WHY ITALY #3:
Perché gli italiani si sentono spesso prima toscani, siciliani o veneti...
e poi italiani?
Quando incontri un italiano per la prima volta e gli chiedi «Di dove sei?», difficilmente la conversazione finisce con «Sono italiano». Più probabilmente arriverà una risposta molto più precisa:
«Sono sardo, di Cagliari.»
Oppure:
«Sono toscana, di Siena.»
«Sono napoletano.»
«Sono milanese, ma i miei genitori sono siciliani.»
E a quel punto è possibile che inizi una conversazione sulla città, sulla regione, sull'accento, sulla cucina, sulle differenze tra Nord e Sud o persino sul modo in cui si vive in un determinato quartiere. Per uno straniero può sembrare curioso che, parlando dell'Italia, il luogo di appartenenza venga fuori così rapidamente. Ma non è soltanto una questione di campanilismo: dietro questo modo di presentarsi c'è una storia molto più lunga.
Un Paese che è arrivato dopo le sue identità
Guardando oggi una carta geografica dell’Italia, vediamo un Paese compatto, con confini definiti e un unico Stato. È un’immagine che ci sembra naturale. Ma, storicamente, è relativamente recente. Per gran parte della sua storia la penisola italiana non è stata uno Stato unitario. Era invece un insieme di regni, ducati, repubbliche e città, spesso politicamente indipendenti e con tradizioni, istituzioni e interessi molto diversi tra loro.
Venezia aveva la sua storia politica e commerciale. Firenze aveva sviluppato una propria identità culturale e politica. Napoli apparteneva a un’altra realtà politica ancora. La Sardegna e la Sicilia avevano percorsi storici differenti. Non esisteva ancora «l’italiano» come identità nazionale nel senso moderno del termine. Esistevano soprattutto comunità concrete, alle quali le persone appartenevano: una città, un territorio, una lingua, una tradizione.
Quando nel 1861 nasce lo Stato italiano, dunque, succede qualcosa di particolare: lo Stato unitario arriva dopo identità locali che esistevano già da secoli.
Ed è una differenza importante rispetto ad altri Paesi europei, nei quali il senso di appartenenza nazionale si è costruito in modo più strettamente legato alla formazione dello Stato. In Italia, almeno in parte, il processo è stato quasi inverso. Prima c’erano le identità locali. Poi è arrivato lo Stato italiano.
Che cosa significa sentirsi «di un posto»?
Qui entra in gioco una parola che spesso usiamo per descrivere gli italiani: campanilismo. Il campanilismo è l’attaccamento molto forte alla propria città o al proprio territorio, spesso accompagnato dalla convinzione che «da noi si faccia meglio».
È quello che può trasformare una domanda innocente come:
«Qual è la migliore cucina italiana?»
in una discussione interminabile. La pasta? Dipende da dove vieni. Il pane? Dipende da dove vieni. Il pesto? Meglio non cominciare. La carbonara? Qui la situazione può diventare delicata. A prima vista sono discussioni gastronomiche. Ma se le osserviamo meglio, raccontano qualcosa di più interessante: il desiderio di difendere una tradizione e affermare il valore del proprio territorio. Il cibo, in questo senso, non è soltanto cibo. È memoria. È appartenenza. È un modo per dire: questo è il posto da cui vengo, questa è la storia che riconosco come mia. E lo stesso vale per il dialetto, per le feste popolari, per il paesaggio e persino per il modo di parlare. Sono tutti elementi attraverso i quali una comunità continua a riconoscersi
«Sono pugliese» significa «non sono italiano»?
No. Ed è proprio qui che la domanda iniziale può trarre in inganno. Dire «sono pugliese», «sono siciliana» o «sono veneto» non significa necessariamente mettere in secondo piano l’identità italiana. Le due identità possono semplicemente convivere. Una persona può sentirsi profondamente legata al proprio territorio e, nello stesso tempo, considerarsi pienamente italiana. Anzi, può avere contemporaneamente più livelli di appartenenza: locale, regionale, nazionale e persino europea. Per questo forse è più corretto parlare non di identità che si escludono, ma di identità che si sovrappongono. Non è necessario scegliere. Essere italiano non cancella essere emiliano. Essere italiano non cancella essere napoletano. Essere italiano non cancella essere torinese.
L’identità nazionale comprende quella locale, invece di sostituirla.
E forse è proprio questa la parte più italiana della storia.
C’è un paradosso interessante. L’Italia viene spesso descritta come un Paese estremamente vario: cambiano gli accenti, i dialetti, la cucina, il paesaggio, alcune abitudini e perfino il modo di concepire il rapporto con il proprio territorio.
Eppure questa varietà non impedisce necessariamente di sentirsi parte dello stesso Paese.
In qualche modo, la pluralità è diventata essa stessa una componente dell’identità italiana.
È anche per questo che le differenze regionali possono essere così importanti nella vita quotidiana senza trasformarsi automaticamente in una negazione dell’identità nazionale.
Quando un italiano dice:
«Io sono marchigiano.»
non sta necessariamente dicendo:
«Io non sono italiano.»
Potrebbe semplicemente star dicendo qualcosa di più preciso:
«Prima di parlarti dell’Italia, voglio dirti da quale parte di questa storia provengo.»
Quindi: gli italiani si sentono prima regionali e poi italiani?
Forse la domanda è formulata male. Non esiste necessariamente una gerarchia nella quale prima viene l’identità regionale e poi quella nazionale. Esistono piuttosto storie diverse che si sono stratificate nel tempo. Una persona può essere romana perché è nata e cresciuta a Roma, italiana perché appartiene allo Stato italiano, europea perché riconosce un’altra dimensione della propria identità. Una cosa non elimina l’altra.
E forse è proprio questa sovrapposizione a spiegare uno degli aspetti più affascinanti dell’Italia: un Paese che è riuscito a costruire un’identità nazionale senza cancellare completamente le identità che esistevano prima.
L’Italia, insomma, non è nata tutta insieme. E forse continua a essere italiana proprio perché non è mai stata soltanto una cosa sola.
Vuoi continuare questa conversazione in italiano?
Se studi italiano a un livello intermedio o avanzato, conoscere la storia e la cultura italiana può diventare molto più interessante quando ti permette di avere finalmente qualcosa da dire.
Nelle lezioni individuali di Magnifico Mondo Italiano partiamo proprio da qui: dalla storia, dall’arte, dalla letteratura, dalla società e dalle tante contraddizioni che rendono l’Italia quello che è, per trasformarle in occasioni per parlare italiano in modo naturale e articolato.